Breve storia del tango argentino

Il tango, che prende forma dalle persone e dalle città, inizia la sua trasformazione a partire dagli anni della Belle Epoque, quando approda a Parigi diventando fenomeno culturale.

Decontestualizzato dall’ambiente dei bordelli di Buenos Aires, da Parigi si diffonde in Europa e quindi in Nord-America.

Con il passare dei decenni le sonorità porteñe (ovvero di Buenos Aires) si arricchiscono da un lato della complessa struttura armonica della tradizione musicale classica europea e dall’altro delle sonorità del jazz contemporaneo, sviluppato nelle grandi metropoli. La musica di grandi artisti, come Fresedo o Piazzolla, si contamina direttamente con l’incisione di brani di tango suonati insieme a jazzisti come Gillespie, Burton e Mulligan.

Agli inizi del nuovo millennio la contaminazione passa per la musica elettronica, generando il fenomeno di “tango elettronico” che, se da un lato rappresenta sicuramente una semplificazione e in un certo senso anche un’involuzione della musica del tango, dall’altro ha un effetto profondo e dirompente sulla danza e sulla comunità dei ballerini. In analogia con quanto accadde decenni prima con la nascita del rock, il tango elettronico rappresenta la molla che spinge le nuove generazioni a riappropriarsi in maniera attiva e creativa di questa danza. Rapidamente, locali di Buenos Aires come “La Viruta”, “La Catedral” o “Villa Malcolm” si popolano di ragazzi che ballano in abiti informali e scarpe da ginnastica e sono quindi quanto mai lontani dal cliché del ballerino di tango tradizionale, in abito scuro e gelatina nei capelli.

Il percorso di rinnovamento e rottura degli schemi anche nel tango ballato porterà alla formazione di una generazione di maestri che studiano il tango nei suoi fondamentali, per poterli prima rompere e poi ritornarvi con acquisita consapevolezza.

Il tango viene dunque riportato alla ribalta, questa volta mondiale. Da un punto di vista sociologico infatti, l’influenza della metropoli contagia la danza, e la sua globalità ne permette la rapida e stavolta capillare diffusione. Per la prima volta nella storia di questo ballo, gli stili e i passi del tango si possono studiare su internet (ad esempio su youtube) o partecipando direttamente a workshop, festival o maratone internazionali, che arrivano ad attrarre anche molte centinaia di ballerini da diversi paesi del mondo. Le tecniche e i passi elaborati dagli artisti contemporanei sono conosciuti e riconosciuti contemporaneamente dal Nord America all’Asia, e in tutte le grandi città Europee, oltre che a Buenos Aires. Il tango argentino diventa un patrimonio culturale globale, tanto da essere riconosciuto come “Patrimonio Impalpabile dell’Umanità” dall’UNESCO nel 2009.

Il fenomeno di riappropriazione del tango ad opera delle nuove generazioni porteñe agisce da catalizzatore di energie e ne accelera i tempi di evoluzione. Negli ultimi anni sono decine le orchestre nascenti di giovani ventenni di Buenos Aires. I ragazzi studiano al conservatorio per poi iniziare un nuovo processo di creazione musicale contemporanea, che non è più elettronica né fusa con altri generi, ma torna ad essere tango, il tango del terzo millennio.

In questo processo, paradossalmente, il tango torna a sé stesso. Nato nei bordelli ma diffuso solo dai salotti parigini, oggi il ballo e la musica tornano a svilupparsi nelle cantine e nei capannoni popolari dove la nuova generazione di ballerini e musicisti si riunisce e si autogestisce. Ed è da questo ambiente popolare e metropolitano che stavolta trae energia per la creazione e per la diffusione.

Oggi, i temi tradizionali del tango come nostalgia, senso di emigrazione, lontananza ed esilio, non assumono più connotazioni storiche o geografiche, bensì psicologiche e interiori.
L’emigrazione contemporanea, ad esempio, non è più legata alla necessità di abbandonare il proprio paese, per cercare fortuna e sussistenza altrove. Piuttosto, è generata dall’impossibilità di identificare le proprie origini e la propria identità, in un contesto globale dove ogni contenuto è condiviso, semplificato, standardizzato ed appiattito. I sentimenti di isolamento e di solitudine non sfociano più nel desiderio del ritorno al proprio “barrio” (quartiere natio). Piuttosto, essi sfociano in un nuovo sentimento di “volver” contemporaneo, che esprime il tentativo estremo di tornare ad un luogo interiore, in cui è ancora possibile recuperare il contatto umano e l’abbraccio. Il sentimento del volver nel terzo millennio esprime il bisogno di vincere l’incapacità di comunicare ad un livello profondo con altri individui, di stabilire attraverso il contatto fisico e attraverso il movimento un’intimità perduta, in un contesto in cui l’informazione di massa ha reso la comunicazione estremamente superficiale.

Il tango oggi, quindi, è un fenomeno globale.

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